Ricevo dal mio consulente del lavoro e pubblico questa notizia che potrebbe essere di pubblica utilità:
“A decorrere dal 05/03/2008 il lavoratore (con contratto di lavoro subordinato, di collaborazione coordinata e continuativa, anche a progetto, con contratto di collaborazione di natura occasionale, di associazione in partecipazione e socio di cooperativa) che intende rassegnare le proprie dimissioni dovrà presentarle su apposito modulo ministeriale.
Al momento è stato predisposto esclusivamente un modulo telematico ed il lavoratore non potrà compilare il modulo on-line in autonomia, ma sarà obbligato a rivolgersi ad una delle sedi abilitate a prestare assistenza. Tra queste segnaliamo le Direzioni Provinciali del Lavoro, gli Uffici Comunali e i Centri per l’Impiego.
Presso queste strutture pubbliche, il modulo verrà compilato ed inviato al Ministero del Lavoro, successivamente la stampa dello stesso dovrà essere consegnata al datore di lavoro sia per dar corso all’eventuale preavviso sia per rendere effettiva la cessazione del servizio.
Si segnala che le dimissioni presentate dopo il 04/03/2008 senza l’osservanza della suddetta procedura saranno nulle.
Trattandosi di materia nuova e in fase di perfezionamento, sarà nostra premura aggiornaVi sull’evoluzione della norma.”
Allucinante!
Insomma, dopo aver introdotto la comunicazione obbligatoria pre-assunzione, ecco un’altra chicca. Per licenziarsi non basteranno due righe su un pezzo di carta ma occorreranno moduli, funzionari e tutta una complicazione ridicola giusto per incentivare il lavoro in nero e combattere il precariato. Una minchiata spaziale che, ovviamente, non merita commenti neanche da parte dei nostri politici in campagna elettorale che ben si guardano dal mettere nel loro programma un ridimensionamento della burocrazia che vuol dire tagliare, tagliare e ancora tagliare. Solo gli eroi e gli stupidi possono pensare oggigiorno di fare imprenditoria seria in Italia.
Scritto da diego alloni alle 11:19, in Sfoghi
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Premetto ai quattro gatti (anzi facciamo due) che si imbatteranno nel mio blog di essere solo un assaggiatore di vino per motivi professionali legati al mio lavoro, così come puntualizzo che il mondo reale e virtuale è pieno di professionisti e degustatori che di vino ne capiscono assai di più. Ma se un vino mi colpisce (e mi piace) ecco che scatta un meccanismo che mi porta a passare nella categoria del bevitore (seppur con moderazione, ovvio) perchè la piacevolezza è tale che nemmeno io mi nego un paio di bicchieri.
Ammetto che non avendo avuto ancora modo (e probabilmente mai lo avrò) di degustare in vita mia, che ne so, un Romanée Conti o affini, i miei parametri degustativi siano un po’ alterati ma, a distanza di un paio di anni, dal primo assaggio non posso che confermare che il vino di cui parlerò mi ha suscitato l’ennesima bella sensazione (chiamarla emozione mi sembra un po’ esagerato).
Trattasi del Racemo Rosso dell’azienda L’Olivella, un vino dei Castelli Romani composto da un uvaggio di Cesanese e Sangiovese. Mi rendo conto che nell’immaginario collettivo i vini dei Castelli Romani evochino comici episodi di infinocchiamenti vari a corredo di epiche fregature rifilate ai turisti in visita a Roma e sono altresì consapevole che, nell’immaginario degli intenditori, il Lazio è una delle regioni italiani che dal punto di vista vitivinicolo è rimasta al palo sotto molti punti di vista: ma, al di là dei campioni di imbottigliamento presenti sugli scaffali dei supermarket, in questa regione, esiste anche chi fa della qualità senza avere la visibilità e l’appeal dei più famosi e rinomati Casale del Giglio o Falesco.
Con specifico riferimento al millesimo 2000, il vino attrae l’olfatto per intensità e complessità che, per gli amanti del genere, rimanda a note di mirtilli e fragoline di bosco e, successivamente, di liquirizia, cacao, cuoio fino a giungere a sentori di smalto. Scusandomi per la blasfemia, al naso, il vino mi ha ricordato il Volnay 1er Cru di De Montille (il che agli occhi di Parker non sarebbe proprio un complimento).
In bocca il vino conferma tutto quello che di buono il naso aveva percepito: è di ottima persistenza e di indubbio equilibrio dove ad un tannino molto fine fa da controcanto una spalla acida che conferisce al tutto una bella freschezza e un’ottima bevibilità all’interno di un contesto che si rivela di assoluta eleganza. Insomma in poche parole, a dargli un punteggio, sul mio personalissimo taccuino, i 90/100 non sono regalati e se si considera che in enoteca questo prodotto può essere reperebile alla non esorbitante cifra di 10 euro circa si capisce perchè, sempre a mio avviso, questo prodotto è un piccolo gioiellino. Certo è che conferma come il Cesanese sia un vitigno di grande interesse e di potenzialità ancora inespresse.
In definitiva un suggerimento del tutto spassionato per poter offrire un prodotto ancora poco conosciuto, spendendo il giusto e facendo un figurone. E se ve lo dice chi l’ha testato con esito positivo sui propri clienti, quasi quasi ci si può fidare.
Scritto da diego alloni alle 9:29, in Consigli (forse sballati)
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E dunque eccoci all’atto finale dell’ennesima dannosa legislatura politica in Italia. Ovviamente in questi giorni i fini cultori dei fatti propri sponsorizzano improbabili governicchi tecnici-del presidente-dell’usciere, giusto per procastinare le ineluttabili elezioni che hanno il difetto di essere espressione di democrazia e, perciò, sono invise ad affaristi oligarchici, masturbatori intellettuali e parlamentari che devono maturare la pensione.
Ma non voglio parlare di questo. Piuttosto, sui blog e sui forum è un fuorilegio di insulti verso questa classe politica (ma chi l’ha votata?), mai nessuno però che abbia la voglia di proporre soluzioni, perché nel criticare e basta noi italiani siamo proprio imbattibili. Io ci provo.
Il mio programma in 20 punti
1) eliminare il bicameralismo, una sola Camera con 250 deputati, legislatura di 4 anni e non più 5
2) ogni deputato può concorrere al massimo a 3 legislature e stop, un presidente del Consiglio può stare in carica per non oltre due legislature
3) ogni governo deve avere al massimo 10 ministri
4) ridurre del 70% le spese del Quirinale
5) eliminare le Province con annessi e connessi
6) il 70% della tassazione deve essere gestito a livello locale, il 30% va a Roma
7) definire, sia a livello locale che nazionale, un rapporto costi dell’amminstrazione/PIL che deve essere rispettato anche mediante downsizing dell’apparato burocratico: dove sta scritto che la mobilità dobbiamo pagarla per la Fiat ma non per i dipendenti pubblici che non servono?
8 ) destinare per legge una percentuale delle entrate a livello locale e nazionale alle infrastrutture, siano esse civili (strade, aeroporti, ospedali, …) che informatiche
9) ritornare al nucleare, è l’energia più pulita e meno costosa. Avete puara per la vostra sicurezza? Tanto le centrali sono in Francia e Svizzera e se succede qualcosa ci siamo dentro comunque fino al collo; senza contare che, da furbacchioni quali riteniamo di essere, proprio da Francia e Svizzera andiamo ad acquistare, a costi esorbitanti, l’energia che serve al nostro fabbisogno, poi non lamentiamoci se non si arriva a fine mese
10) effettuare le liberalizzazioni partendo subito dal settore energetico, solo dopo rivolgiamoci a tassisti, camionisti e barbieri
11) regolamentazione ferrea dei costi e dei tassi che le banche possono applicare, è vergognoso vedere come ci fanno pagare la loro inefficienza e i loro organici sovradimensionati e sovrastipendiati
12) impedire alle banche di avere partecipazioni nelle aziende, ognuno faccia il suo mestiere
13) alzare l’età pensionabile a 63 anni per tutti, i pilastri del welfare devono essere sanità e istruzione, il resto è sacrificabile, dispiace dirlo ma è così, non siamo mica il paese del Bengodi
14) ridurre subito del 30% il costo del lavoro: di questa riduzione 2/3 metterla in busta paga ai dipendenti, 1/3 restituirla al datore di lavoro
15) rendere la contrattazione in materia di lavoro libera: il dipendente e il datore di lavoro possono trattare su tutto senza alcun tabù e senza alcun paletto a parte una definizione a livello regionale (e non nazionale, perchè il costo della vita non è uniforme su tutto il territorio) della paga minima
16) possibilità di licenziamento nel pubblico impiego e contrattazione identica tra pubblico e privato
17) arrivare ad una tassazione complessiva che non superi il 38%, solo così possiamo attirare gli investimenti stranieri, gli unici che, in questi tempi di globalizzazione, possono rianimare la nostra anemica economia
18) far pagare le tasse a chi si riempie di parole col “made in Italy” ma poi ha la holding in Lussemburgo o alle Cayman
19) ridurre almeno del 50% il numero di leggi e leggine in Italia visto che sono finalizzate solo a giustificare e mantenere la burocrazia, mica a definire delle regole
20) abolire la laurea in “Scienze Politiche”
Ah dimenticavo… c’è anche il punto 21 !!!
21) per realizzare questo programma, clonare Margaret Thatcher (giusto per averla un po’ più giovane di adesso) e metterla alla guida del nostro povero Paese per un decennio (se non si suicida prima). Così risolviamo anche la ridicola questione delle quote rosa, perché avere gli attributi, a volte, non è proprio una questione di sesso…
Scritto da diego alloni alle 17:40, in Sfoghi
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Qualche sera fa, nel dormiveglia, rivedendo qualche film o programma registrato nel periodo natalizio, mi sono imbattuto in un blocco pubblicitario dove la mia attenzione è stata improvvisamente colta dalla pubblicità del Consorzio Asti. Già durante il Natale 2006 mi ero imbattuto negli stessi spot e, come allora, lo scorrere delle immagini è stato motivo di riflessione.
Innanzitutto un plauso ad un Consorzio che decide di investire in uno spot televisivo (che peraltro paghiamo noi contribuenti, una delle anomalie di questo sgangherato sistema Italia) di sicuro più efficace di tante saghe peasane e di inutili fierette in giro per l’ex Belpaese, ma, sopraffatto dal mio consueto senso critico, mi domando: ha senso che prodotti come il Moscato d’Asti, in primis, o anche l’Asti Spumante vengano pubblicizzati solo in quel periodo festivo dove oltretutto la qualità dei piccoli produttori viene oltremodo soffocata, commercialmente parlando (basta entrare in qualsiasi supermercato nel periodo in oggetto), dalla produzione di massa sponosorizzata da Clooney&C. ?
Ovvio, trattasi di un prodotto attualmente contraddistinto da un elevata stagionalità le cui vendite si concentrano nell’ultimo mese dell’anno e che si rivolge ad una nicchia di mercato (non tutti amano il vino dolce, per di più frizzante e oltretutto, per i puristi dell’abbinamento cibo-vino, non proprio abbinabile a qualsivoglia dessert) ma perchè non spingere le vendite di questo prodotto, che è veramente una chicca enologica dell’Italia ben più di tante altre pompate denominazioni, anche nel periodo estivo dove, sponsorizzare una bevanda tutto sommato poco alcolica, dolce, da bere fresca, potrebbe attirare l’attenzione di una più vasta platea di consumatori? Probabilmente la mia è un’idea peregrina ma a volte per uscire dal ghetto popolare, quello per cui con la carne si beve il vino rosso, con il pesce quello bianco e con lo spumante si fa un brindisi e basta, bisogna investire magari anche in un’utopia che può nascondere un potenziale commerciale notevole.
E questo non vale solo per il Moscato d’Asti…
Scritto da diego alloni alle 17:42, in Vino e dintorni
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